L’ultimo hacker Pollicino all’incontrario

Pino Bruno | febbraio 21st, 2012 - 10:43

Neanche l’occhiuto Grande Fratello orwelliano sarebbe stato capace di tanto. Un software in grado di gestire tutte le videocamere del mondo – ce ne sono centinaia di milioni – comprese quelle dei telefoni cellulari, le webcam casalinghe, i sistemi di videosorveglianza privata. Un’arma più potente delle bombe atomiche, usata per controllare, registrare, ricattare, dominare il pianeta. E’ l’apoteosi delle paranoie digitali, “L’ultimo hacker” di Giovanni Ziccardi, già autore del bellissimo “Hacker” per lo stesso editore. Era inevitabile l’approdo dal saggio al romanzo. La cronaca incalza, lo spionaggio digitale è già realtà, il tracking delle nostre abitudini, dei nostri spostamenti, dei nostri gusti, diventa sempre più capillare. Ogni giorno c’è una multinazionale che accusa l’altra di rubare dati agli utenti. Il bove che dice cornuto al ciuccio. Solo che i ciucci, alla fine, siamo soltanto noi, che cediamo pezzi consistenti della nostra vita, della nostra privacy, in cambio di servizi ormai considerati irrinunciabili.

 

E allora Giovanni Ziccardi – che di mestiere fa il professore di Informatica Giuridica all’Università di Milano e dirige il Corso di perfezionamento in Computer Forensics e Investigazioni digitali – indossa i panni del romanziere per dirci di stare accorti e ci insegna pure qualche trucco del mestiere. Pollicino all’incontrario, suggerisce come cancellare le tracce che disseminiamo ogni volta che accendiamo il telefono cellulare, il navigatore satellitare. Ogni volta che ci colleghiamo a Internet.

“L’informazione deve essere libera. Non ci sono vie di mezzo. Non abbiamo il diritto di tenere segrete informazioni così importanti per i cittadini. Anzi, abbiamo il dovere di rivelarle. Lo facevano gli hacker storici con le informazioni relative alle compagnie telefoniche e alle chiamate di emergenza, al funzionamento della rete elettrica e ai sistemi elettorali elettronici, ricordi? E perché lo facevano? Perché tutti abbiamo il diritto di conoscere le informazioni più critiche che riguardano il lato tecnologico della società in cui viviamo”.

“Ma rendere libera l’informazione e basta non ha senso. Manca qualcosa”.

“Vero Deus, oltre a rendere libera l’informazione dobbiamo anche spiegare a cosa serve. Come usarla” (da “L’ultimo hacker” di Giovanni Ziccardi, Marsilio, 2012).     

L’ultimo hacker e gli altri cyberattivisti che animano il racconto sono veri, vivono e lottano insieme a noi. Non li conosciamo ma sappiamo di loro e delle azioni che compiono per ostacolare i potenti che vogliono sopraffarci e nasconderci la verità.

Così gli ultimi hacker di Ziccardi combattono silenziosamente dalle loro tastiere, cercano di neutralizzare i delinquenti informatici, quelli del “lato oscuro della Forza” e ci lanciano una ciambella di salvataggio.

Sta a noi raccoglierla e salvarci o fare la fine di Winston, protagonista/vittima del 1984 di Orwell.

 

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