Tira una brutta aria per le major della musica e dei film, le cui lobbies promuovono da molti anni una crociata mondiale contro i download illegali. Dopo aver incassato la legge Hadopi in Francia e la legge Sinde in Spagna, grazie alle pressioni sui rispettivi parlamenti, i lobbisti del copyright hanno subito battute di arresto con il SOPA statunitense e con l’ACTA globale. In Italia, poi, la bocciatura dell’emendamento proibizionista del leghista Fava, ha diviso persino la Confindustria, che ha emesso due comunicati stampa diametralmente opposti.
L’aperta contraddizione è sfuggita ai commentatori dei giornali, ma la dice lunga sullo stato confusionale del dibattito sulla protezione dei diritti d’autore.
Dunque, all’indomani della bocciatura dell’emendamento Fava, il 2 febbraio, il presidente di Confindustria Cultura, Marco Polillo, ha parlato di “Un’occasione persa per contrastare la pirateria”. Lo stesso giorno il presidente di Confindustria Digitale, Stefano Parisi, ha detto che si trattava di “una decisione giusta”.
I due comunicati stampa sono ancora lì, sui rispettivi siti:
Qual è, allora, la posizione di Confindustria?
Il proibizionismo è come il sonno della ragione. Genera antinomie, se non mostri.

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