Giornalismi: al Guardian make the news shape our stories

Pino Bruno | ottobre 21st, 2011 - 00:32

Make the News,  shape our stories è il motto del giornalismo che cambia, l’invito che il britannico Guardian propone ogni mattina ai suoi lettori, per contribuire alla stesura del quotidiano. L’esortazione è sulla home dell’edizione online. Si clicca e si accede alla Open newslist, cioè a notizie ed eventi che il board della redazione ha deciso di seguire. Accanto a ogni storia c’è il nome del redattore incaricato di seguirla, con il link al suo account Twitter. Il lettore può inviare commenti, suggerimenti, critiche e proposte.

L’esperimento va avanti da una decina di giorni e sta avendo successo. Da un lato c’è la partecipazione dei lettori, dall’altro c’è l’opportunità – per il giornale – di tastare il polso dell’interesse mediatico di una storia o di un’altra.

E’ stato infranto un tabu secolare della professione. La newslist di un giornale – cioè l’esito della riunione del mattino tra il direttore e i responsabili delle varie redazioni per decidere cosa pubblicare e con quale rilievo – era blindata, segreta. Non si doveva far trapelare nulla ai concorrenti.

 

Questo ieri, perché poi è arrivato il web a sparigliare le carte, a rivelare le nudità del re, a rendere inutili e obsolete le reticenze. Certo, anche il Guardian continuerà a tenere riservati gli scoop, le esclusive, le notizie sotto embargo, ma questa è un’altra storia.

La direzione del Guardian racconta così la sua decisione: “Noi pubblichiamo tutte le notizie di grande impatto, ma vi siete mai chiesti su quali notizie stiamo lavorando e su cosa sta per accadere? Per aiutarvi a scoprirlo, il Guardian ha aperto le porte della sua newsroom.

Potete dirci cosa pensate di notizie specifiche e suggerire spunti di inchiesta. Ogni tweet ricevuto sarà inserito nel pannello che scorre a destra della pagina Open newslist. Potete anche inviarci una mail riservata all’indirizzo newseditor@guardian.co.uk “.

L’esperimento andrà avanti per una quindicina di giorni, avverte il Guardian, poi si vedrà, in base agli esiti.

Di tweet e mail, al Guardian, ne stanno arrivando a valanga. Diventerà un esempio contagioso? Speriamo di si. Un po’ di pepe al sedere del giornalismo non può che far bene.


 

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