Google e la statistiche sull’inflazione basate sugli acquisti in rete

RG | ottobre 13th, 2010 - 00:04

Diavolo d’un Google. Adesso vuol fare le scarpe al Bureau of Labor Statistics – l’Istat americano – che elabora il Consumer Price Index (Cpi), l’indice dei prezzi al consumo. Ne parla il Financial Times, che cita il responsabile del settore economico della multinazionale del web, Hal Varian. Nessun panico. Google ha già i dati – Google Price Index (Gpi) – ma non è detto che decida di renderli pubblici.

Google vuole fare anche le rilevazioni statistiche sui prezzi al consumo...

Il ragionamento di Hal Varian, comunque, non fa una grinza. Il principale vantaggio del Gpi – dice l’economista di Mountain View –  sarebbe quello di poter ottenere i dati economici in modo molto più rapido, utilizzando le risorse online. I dati ufficiali del Consumer Price Index (Cpi), infatti, vengono raccolti ‘manualmente’ nei negozi e pubblicati su base mensile con qualche settimana di ritardo. L’indice non sarebbe comunque una soluzione alternativa al Cpi, perché’ il mix di prodotti che vengono venduti su Internet è diverso da quello dell’economia generale”.

Il Google Price Index (Gpi), invece, è un indice giornaliero per misurare l’inflazione in base ai dati raccolti negli sterminati database di Google sugli acquisti fatti in rete.

Un fatto è certo. Il colosso dei motori di ricerca, con la sua presenza capillare in tutto il mondo, ha acquisito e acquisisce dati (e capacità di elaborarli) che forse neanche la Banca Mondiale ha a disposizione.

Non a caso Google sta lavorando ad altre utilizzazioni per previsioni e stime economiche dei dati economici raccolti automaticamente nei sui database e in particolare Varian ha fatto l’esempio dei dati sulla disoccupazione per i quali “un ottimo strumento di previsione potrebbero essere le ricerche per le assicurazioni e i sussidi per la disoccupazione.

Anche se – sornione – Hal Varian ha voluto rassicurare gli gnomi della finanza. Le valutazioni di Wall Street, ha detto, saranno comunque e sempre più accurate.

La corazzata Google sembra inarrestabile, non solo nell’ambito del suo core business. L’azienda tecnologica, insieme con un gruppo finanziario di New York, ha dato il via a un progetto da 5 miliardi di dollari per la realizzazione off shore, lungo la costa atlantica degli Stati Uniti, di una ”spina dorsale” per impianti eolici. Il progetto prevede una linea subacquea di circa 600 km, destinata a fare da base ai generatori eolici.

L’energia pulita sembra il prossimo obiettivo di Google, che nei mesi scorsi aveva acquistato,  per quasi 39 milioni di dollari, due impianti eolici del Nord Dakota.

E’ vero che per alimentare l’esercito di server di Google serve molta elettricità, ma investimenti così importanti fanno pensare a un ruolo diverso, da primo attore nel mercato energetico.

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